Il Pinot Nero

La regione viticola a sud di Pavia inizia subito dopo il Po: i campi della pianura quasi d’un tratto cedono il passo alla collina, che si estende a perdita d’occhio. Fin dai primi caldi i vigneti sono ricchi di toni, quasi a cadenzare con i diversi colori i differenti vitigni che qui si allevano: riesling, moscato, barbera, croatina, malvasia.

Ma fra tutte le varietà, una in particolare può essere certamente eletta “regina”: il Pinot, nobile vitigno importato dalla Francia più di un secolo fa, che ha trovato in Oltrepò un ambiente davvero ideale. Qui infatti il clima è salubre e mitigato da correnti marittime provenienti dalla confinante Liguria; d’estate vi è una costante ventilazione e una gradevole frescura, per contro l’inverno è freddo e asciutto.

La situazione ambientale particolare ha fatto sì che il Pinot si adattasse perfettamente a queste colline, dove viene coltivato ormai su una superficie di oltre 2000 ettari, per la produzione di uve destinate a fornire vini di grande pregio, siano essi rossi di classe, bianchi tranquilli o spumanti.

Questo vitigno è infatti presente in Oltrepò nelle sue tre varietà a bacca nera, rosata o bianca (Pinot nero, grigio e bianco), ciascuna con diverse attitudini alla vinificazione.

I Pinot bianco e grigio si esprimono meglio nella produzione di vini bianchi fermi, dal gusto vellutato, morbido e pieno; essi entrano inoltre, anche se in minima percentuale, nella costituzione delle basi spumante.

Il Pinot nero invece, il più pregiato e il più coltivato in Oltrepò (più di 3/4 della superficie investita a Pinot) è anche il più versatile dei tre. Esso può essere vinificato in bianco, e dare origine a vini fermi asciutti e aromatici; può subire una spremitura soffice ed un brevissimo contatto con le bucce così da ottenere un vino rosato; può essere vinificato in rosso, sopportando l’invecchiamento e l’affinamento in botte dando origine così a vini rossi di alto livello; è infine il principale costituente, se non unico, delle basi spumante (ma viene solitamente vinificato con Pinot grigio e Chardonnay).

Il Pinot Nero nasce da un’uva che richiede grande maestria e un clima adatto per produrre ottimi vini. Il Pinot Nero è sinonimo di vini di grande classe e di alta qualità. È l’unico vitigno al mondo che è in grado di dare i migliori vini sia bianchi sia rossi.

Difficile da coltivare e da vinificare, il Pinot Nero è riconoscibile in pianta per i super grappoli piccoli, caratteristica che ne rende faticosa la raccolta a mano. La forma è tondeggiante, un carattere di vegetazione più selvatica delle altre uve. È la forma del grappolo a dare il nome del Pinot: compatto e serrato a ricordare una pigna.

L’acino del Pinot Nero ha una buccia nera di sostanze nobili di dare qualità sensoriali notevoli e riconoscibili tra una ridotta capacità colorante e si presta a produrre eccellenti vini “Blanc de noir” (vini bianchi da uve rosse) dagli spiccati sentori speziati, fruttati e floreali e di grande corpo.

DOCG Oltrepò Pavese metodo classico

L’Oltrepò Pavese metodo classico è un vino spumante DOCG la cui produzione è consentita nella provincia di Pavia. È prodotto con uve coltivate nelle stesse zone dell’Oltrepò Pavese DOC, di cui era una tipologia fino al riconoscimento come DOCG nel 2007.

I vini a denominazione di origine controllata e garantita “Oltrepo’ Pavese” metodo classico devono essere ottenuti dalle uve prodotte dai vigneti, aventi nell’ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:

  • “Oltrepo’ Pavese” metodo classico e “Oltrepo’ Pavese” metodo classico rose’:Pinot nero: minimo 70%; Chardonnay, Pinot grigio e Pinot bianco congiuntamente o disgiuntamente fino ad un massimo del 30%.
  • “Oltrepo’ Pavese” metodo classico Pinot nero e “Oltrepo’ Pavese” metodo classico Pinot nero rose’:
    Pinot nero: minimo 85%; Chardonnay, Pinot grigio e Pinot bianco congiuntamente o disgiuntamente fino ad un massimo del 15%.

La zona di produzione delle uve destinate all’elaborazione del vino “Oltrepo’ Pavese” metodo classico comprende la fascia vitivinicola collinare dell’Oltrepò Pavese per gli interi territori dei seguenti comuni in provincia di Pavia: Borgo Priolo, Borgoratto Mormorolo, Bosnasco, Calvignano, Canevino, Canneto Pavese, Castana, Cecima, Godiasco, Golferenzo, Lirio, Montalto Pavese, Montecalvo Versiggia, Montescano, Montu’ Beccaria, Mornico Losana, Oliva Gessi, Pietra de Giorgi, Rocca de Giorgi, Rocca Susella, Rovescala, Ruino, San Damiano al Colle, Santa Maria della Versa, Torrazza Coste, Volpara, Zenevredo e per parte dei territori di questi altri comuni:
Broni, Casteggio, Cigognola, Codevilla, Corvino San Quirico, Fortunago, Montebello della Battaglia, Montesegale, Ponte Nizza, Redavalle, Retorbido, Rivanazzano, Santa Giuletta, Stradella, Torricella Verzate.

DOC Pinot Nero dell'Oltrepò Pavese

Il Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese è un vino DOC rosso fermo, la cui produzione è consentita nella provincia di Pavia.
Il vitigno utilizzato per la sua produzione è il Pinot Nero in grande purezza (almeno il 95%), vinificato in rosso. Si noti che il Pinot Nero vinificato in bianco e rosato costituiscono tipologie della DOC Oltrepò Pavese.

La zona di produzione delle uve destinate alla produzione del vino “Pinot nero dell’Oltrepò Pavese” comprende la fascia vitivinicola collinare dell’“Oltrepò Pavese” per gli interi territori dei seguenti comuni in provincia di Pavia: Borgo Priolo, Borgoratto Mormorolo, Bosnasco, Calvignano, Canevino, Canneto Pavese, Castana, Cecima, Godiasco, Golferenzo, Lirio, Montalto Pavese, Montecalvo Versiggia, Montescano, Montù Beccaria, Mornico Losana, Oliva Gessi, Pietra de’ Giorgi, Rocca de’ Giorgi, Rocca Susella, Rovescala, Ruino, San Damiano al Colle, Santa Maria della Versa, Torrazza Coste, Volpara, Zenevredo e per parte dei territori di questi altri comuni: Broni, Casteggio, Cigognola, Codevilla, Corvino San Quirico, Fortunago, Montebello della Battaglia, Montesegale, Ponte Nizza, Redavalle, Retorbido,Rivanazzano, Santa Giuletta, Stradella, Torricella Verzate.

La storia

Le origini e la presenza in Italia

Il Pinot nero è un vitigno antico, con ogni probabilità già ben conosciuto in epoca romana prima della nascita di Cristo e classificato tra le varietà di vite helvolae (Columella: De rerum naturae), appare citato per la prima volta con il nome Pynoz alla fine del XIV secolo (1394) in Borgogna e a partire dal XVII secolo è fra i più importanti vitigni della spumantizzazione mondiale di alta qualità; giunto nell’Italia del nord-ovest nelle province di Piacenza, Pavia ed Alessandria fra il 1700 ed il 1800 (Vercesi, 1993), viene censito come ben coltivato in alcuni Comuni dell’ Oltrepò Pavese a partire dalla seconda metà del 1800 (Giuglietti, 1884). Nell’arco del 1900 la sua coltivazione in Oltrepò Pavese si espande sempre di più (oltre 2500 ha di Pinot nero nel 2010) fino ad elevare la zona fra le più grandi al mondo per la presenza di Pinot nero destinato alla spumantizzazione metodo classico (tipo champagne). Il Pinot nero, quindi fa parte delle coltivazioni viticole oltrepadane da oltre 150 anni ed è nelle abitudini locali e nell’immaginario collettivo della zona tanto da poterlo considerarlo un importante radicato fattore, non solo della economia, ma anche della cultura locale, del territorio e delle genti che abitano l’Oltrepò Pavese.

Esistono diversi Pinot il cui capofamiglia può considerarsi il Pinot nero che, come del resto gli altri componenti della famiglia (Pinot grigio, Pinot bianco ….. INDICARE .), presenta alcune caratteristiche che lo avvicinano, probabilmente, alle viti poco addomesticate avviate alla coltivazione nell’antichità (foglie quasi rotonde, facilità di subire mutazioni). 

Già nei primi scritti di viticoltura dell‘epoca romana vengono descritte delle varietà di vite nelle quali si possono ravvisare caratteri molto simili a quelli degli attuali Pinot. Nel De Re Rustica di Columella (dei primi decenni dopo la nascita di Cristo, opera nella quale è contenuto quella che può essere definita la prima ampelografia scritta della storia) sono puntualizzati alcuni caratteri, molto tipici ancora oggi, delle uve Pinot, per quel gruppo di varietà che, già citate da Catone oltre due secoli prima, vengono classificate come Helvolae (Dalmasso, 1931; Clazecchi, l948). 

In particolare, in questi testi dell‘epoca romana imperiale vengono enfatizzati soprattutto: la caratteristica colorazione delle uve che contraddistingue ancora vitigni appartenenti al gruppo del Pinot (neque nigrae neque purpurae, ab helvo colore vocitate), dove helvus = rosso pallido-Isabella, sembra proprio riferirsi al colore tipico del Pinot grigio), la frequente instabilità della colorazione degli acini (color acinarum in neutra cunspicitus aequalis), la produzione di mosti chiari (Candidi musti), come pure la grande fertilità delle piante offerta anche in terreni magri.

Nelle zone viticole europee, ove oggi è più estesa la coltivazione del Pinot nero (soprattutto la Borgogna e la Champagne, in Francia), l’allevamento della vite sembra essersi diffuso dal III al IV sec. d.C. in avanti e quindi è probabile che detto vitigno o i predecessori dello stesso siano stati diffusi nelle coltivazioni in quelle aree dalla espansione romana verso il nord dell’Europa, agendo su genotipi da loro lì trasportati o, come alcuni sostengono, selezionando genotipi già preesistenti in zona.

Dopo la devastazione dovuta alle cosiddette invasioni barbariche, delle strutture produttive di Roma, anche agricole, nell’Italia nord-occidentale e più precisamente nella zona appenninica definibile “cispadana occidentale” (Province di Cuneo, Asti. Alessandria, Pavia, Piacenza – popolate fin dall’epoca preistorica dai Liguri e passate sotto il dominio di Roma nell’arco del secondo secolo prima di Cristo) già dai primi scritti post-romani di viticoltura si trova traccia di alcuni vitigni dai nomi che ricordano la parola “Pinot” (Pier De Crescenzi, nella prima meta del Xlll sec.; Gallo e Bacci nel XVI sec.). Scorrendo però i caratteri di dette varietà uve non si ravvisano specifiche somiglianze con l’attuale Pinot nero, che, dalle moderne analisi genetiche (DNA) sembra più originatosi da genotipi di vite delle aree alpine occidentali.

In Borgogna, dove oggi il Pinot nero raggiunge la maggior diffusione, toccando probabilmente alcuni dei più elevati traguardi qualitativi dal punto di vista enologico, appaiono citate per la prima volta denominazioni simili a Pinot (più precisamente: Pynos e Pinoz) in un documento del 1394. Fu poi da detta zona viticola francese che il Pinot nero si diffuse in tutto il mondo moderno dopo il 1500 e perciò i genotipi del vitigno oggi presenti a livello internazionale provengono dai biotipi francesi di allora. Sono segnalati scambi internazionali che permisero l’introduzione del Pinot nero della Borgogna nel Piacentino alla fine del 1700, ad opera del ministro Guglielmo Du Tuillot, come pure si riferisce della coltivazione del vitigno nella Ampelografia della Provincia di Alessandria del 1875, ove viene citato come già presente da molti anni ed in Oltrepò Pavese è ben censita la sua presenza nel 1884 (censimento viticolo ministeriale – A. Giulietti) soprattutto in quattro dei suoi comuni dei rilievi più elevati della Valle Scuropasso e della Valle Versa.

La coltivazione e la spumantizzazione

L’avvio della coltivazione del Pinot nero nell`ambito di una precisa e dichiarata programmazione viticola che sviluppasse l’obiettivo della spumantizzazione avvenne nel Comune di Rocca de Giorgi in Valle Scuropasso, fra gli ultimi anni del 1800 ed i primi del 1900. Tale evento è particolarmente collegato alla nota famiglia Giorgi di Vistarino che allora, già da alcuni secoli, risultava proprietaria, come oggi, di una vasta azienda agricola nel Comune.

Già a cavallo dei due ultimi secoli trascorsi, quindi, veniva praticata una spumantizzazione di qualità riconosciuta a livello internazionale e che risultava figlia delle esperienze vitivinicole condotte nella zona nei decenni precedenti. ln detto contesto di riferimento ebbe certamente un positivo influsso il collegamento, anche di amicizia personale, che sussisteva già da allora con la famiglia piemontese dei Gancia, che, come è noto fu tra gli antesignani della spumantizzazione dolce e secca in Italia.

Non ci è dato sapere con certezza se e quanto Pinot nero fosse impiegato in queste prime esperienze che più probabilmente si rifacevano a spumanti dolci: resta comunque documentato (nei registri storici dell’azienda) il fatto che dai primissimi anni del secolo (1908) nell`azienda Giorgi il Pinot nero era già un vitigno oggetto di costante attenzione, insieme al Moscato ed in pochissimi anni divenne il vitigno più considerato negli impianti che in quegli anni si susseguirono in misura sempre più corposa nell’ambito della politica aziendale impostata. Infatti, credendo nella vocazione della zona alla produzione spumantistica e riconoscendo la scarsa predisposizione alla produzione dei vini rossi soprattutto da Barbera, allora impiantato in ogni dove in Oltrepò Pavese, della maggior parte delle terre aziendali vitabili, venne avviata una vera e propria conversione della destinazione colturale di gran parte dell’azienda, espandendo sempre di più la coltivazione della vite e privilegiando, in questo contesto, il vitigno del Pinot nero: per certi aspetti si anticiparono concetti che trovarono ampia conferma scientifica ed empirica solo molti decenni più tardi, con gli studi di zonazione territoriale della vocazionalità viticola dell’Oltrepò Pavese condotti a partire dalla fine degli anni ’80 del secolo passato.

Tra Ottocento e Novecento

Le viti adottate nei primissimi anni del 1900 provenivano dalla Francia ed in particolare, così si pensa, dalla Champagne (Valle della Marna). Vennero poi allestiti delle collezioni di piante madri afferenti ai Vivai di Scorzoletta ed alla principale collezione dell’azienda collocata in prossimità dell’ex sede del Municipio di Rocca de’ Giorgi. Tale approccio moderno della verifica preventiva dei vitigni in apposite collezioni di comparazione, testimoniava la convinzione, che anche in questo caso precorreva i tempi, della grande importanza del vitigno adottato nel caratterizzare la qualità delle produzioni viticole e quindi enologiche. Infatti l’azienda, come dimostrato nei suoi registri di campo, teneva mappate le collezione ed i nuovi vigneti che ne derivavano, controllando la produzione di circa 24 varietà diverse oltre che di Pinot nero. Per tutti i vecchi vigneti dell‘azienda furono compilati registri, che annotavano l’anno di impianto, i vitigni impiegati, i portinnesti. Su tali scritti possiamo leggere le varietà Moscato, Barbera, Pinot nero e Riesling già dai primissimi anni del secolo.

Dal numero di barbatelle impiegate nel 1930 per i differenti vitigni (dal 1908 al 1930 vennero allestiti circa 80—90 ettari di nuovi impianti) si può rilevare quali erano i nomi dei più adottati: primo fra tutti emerge il Pinot nero (30% del totale), seguito in ordine decrescente, da Barbera (18%), Moscato (12%), Trebbiano, Croatina, Riesling, Coriese, Alicante, Moradella, Freisa, Ughetta, Uva rara, Nebbiolo, Vemaccia, Sangiovese, Tintorino, Moretto, Uva d’oro, Raboso, Verdea, Nebbiolo bianco, Durella e Garganega.

Forse il primo spumante in assoluto censito nelle produzioni dell’Oltrepò Pavese è il “Montarco” del 1828, ma non ci è dato di sapere da quali vitigni fosse prodotto. E’ ragionevole ritenere che i primi individui del moderno Pinot nero siano giunti nella Cispadana occidentale (soprattutto in quegli areali afferenti alle Province di Piacenza, Pavia ed Alessandria) fra il 18° ed il 19° secolo; alla fine di questo ultimo iniziarono nella zona le prime spumantizzazioni di qualità (Azienda Vistarino) e negli ultimi decenni del 1800, presso l’azienda dell`Ingegner Mazza di Codevilla, tramite la consulenza di tecnici francesi, venne prodotto uno spumante metodo classico (rifermentazione in bottiglia “metodo Champenois”) denominato “Champagne”. 

Nel corso degli anni fu il Pinot nero il vitigno sempre più scelto dalle aziende anche nei comuni limitrofi a Rocca de’ Giorgi, come soprattutto Montecalvo Versiggia e Santa Maria della Versa ed in tutta la parte delle Valli Scuropasso e Versa collocate in posizione più distante rispetto alla pianura padana ed alle altitudini più elevate. Con il passare degli anni su tutto il territorio oltrepadano si sviluppò una lodevole esperienza spumantistica locale che, nei decenni successivi, ha raggiunto e a tutto oggi mantiene traguardi di levatura qualitativa anche internazionale, basti pensate alla realtà produttiva della Cantina La Versa ed al complesso produttivo delle aziende del Classese e delle altre cantine spumantistiche che ancora oggi rappresentano una delle più importanti realtà produttive oltrepadane. Fondamentale ed indimenticabile fu il contributo anche di molti tecnici e viticoltori, come pure di personaggi definibili storici, tra i quali il prof. Gobetti della Cattedra ambulante di Pavia, l’enologo Ballabio e del duca Antonio Denari, che dal 1980 al 1990, fece conoscere per primo, in Italia e nel mondo, la qualità dello spumante dell’Oltrepò Pavese, forse l’unico, fatto solo con le uve di questo straordinario vitigno: Pinot nero.

Diversi studi tecnici e scientifici sono stati da allora svolti sul Pinot nero dell’Oltrepò pavese, a partire dalla zonazione della vocazionalità vitivinicola del territorio del 1990, con i suoi prosieguo svolti negli approfondimenti sperimentali condotti fra il 2000 ed il 2008, che hanno riguardato la completa mappatura della aree vocate al Pinot nero dell’intero territorio dell’Oltrepò Pavese, declinata per diversa tipologia enologica, compresa quella più recente della spumantizzazione in “rosa” del vitigno, come pure l’adattamento del vitigno (anticipi delle vendemmie) di fronte al pesante cambiamento climatico che ha riguardato il territorio.

I Comuni di produzione

Borgo Priolo, Borgoratto Mormorolo, Bosnasco, Calvignano, Canevino, Canneto Pavese, Castana, Cecima, Godiasco, Golferenzo, Lirio, Montalto Pavese, Montecalvo Versiggia, Montescano, Montù Beccaria, Mornico Losana, Oliva Gessi, Pietra de’ Giorgi, Rocca de’ Giorgi, Rocca Susella, Rovescala, Ruino, San Damiano al Colle, Santa Maria della Versa, Torrazza Coste, Volpara, Zenevredo

e per parte dei territori di questi comuni: Broni, Casteggio, Cigognola, Codevilla, Corvino San Quirico, Fortunago, Montebello della Battaglia, Montesegale, Ponte Nizza, Redavalle, Retorbido,Rivanazzano, Santa Giuletta, Stradella, Torricella Verzate.

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